A
Napoli è più facile
per un cammello passare per la
cruna di un ago che per un napoletano entrare nel Regno dei Cieli.
postato
il 3 agosto 2006
I contenuti di questo documento sono alquanto
raccapriccianti e non sono intesi ad offendere il popolo napoletano
(poiché anch’io sono napoletano) ma solo a dare una idea di quale possa
il grado di sfacelo in cui l’Essere spirituale è caduto rimanendo
addormentato innanzi a situazioni catastrofiche. C’è un limite al
sentirsi indegni? Ancora non lo so!

Comincio col citare un articolo che ho letto sulla
sezione di “Lettere a Corrado Augias” sul quotidiano "La Repubblica" di
giovedì 11 novembre 2004 pagina 18; la lettera ha per titolo: La fatica
impossibile di vivere a Napoli.
Gentile
Corrado sono un napoletano pentito.
Per
quasi cinquant’anni, ho creduto in Napoli, nella sua capacità
camaleontica di sopravvivere e di risorgere. Ricordo il Natale del ’75,
quando Maurizio Valenzi, sindaco, pose la prima pietra della
metropolitana. Ricordo il rinascimento di Bassolino; per quattro,
cinque anni abbiamo dato colpi di sciabola al vecchio, alla staticità
della politica: il cambiamento era piazza Plebiscito vuota di macchine
tornata ad essere monumento. Poi la cancrena si è impossessata di un
corpo malato dopo il terremoto dell’80. Ho un osservatorio
privilegiato: il vetro del mio autobus che guido da 23 anni. Il film
che mi passa davanti ogni giorno è un Apocalipse Now.
L’anarchia e l’illegalità cominciano con il non pagare il biglietto del
bus, a prendere a calci l’autista se si arriva in ritardo. A fare
questo non sono i delinquenti comuni, ma persone piccolo-borghesi,
figli di una società scoppiata. C’è un livellamento verso il basso
della comunità e la mia indignazione consiste nel fatto che non è
possibile che solo pochi di noi se ne siano accorti.
I famosi intellettuali napoletani che vivono tra Roma e Posillipo, che
hanno visto? Perché quando dei ragazzini lanciano “merda” sul loro
futuro (gruppi di ragazzi hanno veramente lanciato sterco sugli autobus
scoperti che fanno la visita guidata dei monumenti) non aprono un
dibattito anche a livello nazionale su questa meravigliosa Bagdad
occidentale da salvare?
Quando
dico ai miei colleghi che le truppe italiane dovrebbero venir via
dall’Iraq per essere inviate a Napoli, nessuno ride, tutti annuiscono
pensosamente.
Napoli
è ormai questo: da un lato i fermenti culturali delle piccole nicchie
cult, con l’offerta culturale per i turisti e i pochi intimi delle aree
piccolo-borghesi dell’intellighenzia social-solidaristica
(se vuole non medio con i termini e dico semplicemente la sinistra) e,
dall’altra, la maggioranza “rumorosa”, sottoproletaria e destrorsa, che
applaude ai cento disoccupati che occupano in modo militare ogni giorno
la città, quella che continua a comprare la scheda Sky taroccata,
quella che mette la macchina di traverso in pieno giorno con i vigili
che hanno paura di intervenire perché, se “identificati”, possono
essere aspettati sotto casa e picchiati. I ragazzini di tredici anni
con il coltello, gli improperi dei centauri con il motorino, gente
anche per bene a cui è schizzato il cervello e che se non ti togli
dalla scia ti tampona e ti dà cazzotti nel vetro della macchina; il
padre con la figlia che va a vendicare il furto del motorino sparando
al ladro, finendolo a terra con il colpo di grazia. Allora, eccellente
Augias, mi pento di essere stato napoletano, me ne vado, chiedo asilo
in qualsiasi altra città dove il vivere non sia sopravvivere.
Nell’ipotesi di pubblicazione, non avendo vocazioni suicide, ometta per
cortesia la firma.
Questa fu la risposta del
giornalista Corrado Augias:
Questa
lettera toccante racconta che cosa sia la fatica del vivere in una
città fuori controllo come è diventata Napoli per la pena di tutti i
napoletani per bene; quelli che resistono, quelli che fuggono. Nessun
commento. La dimensione dello sfacelo supera ogni possibilità di
intervento del cronista.
Intorno al 2003 assistetti al teatro Flegreo di
Napoli ad uno spettacolo, dal vivo, del simpaticissimo Beppe Grillo.
Egli esordì dicendo qualche cosa, che già per la mia coscienza a
quell’epoca era terribile e che mi diede conferma: “Più
sei nel problema, meno riesci a vederlo”; questa cosa ha
anche una sua diretta conseguenza: “Se lo riesci a vedere
te ne liberi”.
La frase di Beppe Grillo fu: “Solo voi
napoletani potete essere così idioti a rimanere a vivere su un vulcano
che se esplode vi liofilizza tutti”; si stava riferendo al
Vesuvio. Il vulcano nero (esplosivo, non eruttivo) attivo più
pericoloso del mondo per il rischio-popolazione.
Ancora, purtroppo, vidi con i miei occhi a
“Striscia la notizia” il paradosso che nel paese più in pericolo per la
situazione vulcano, San Sebastiano al Vesuvio, mentre il comune donava
60 milioni di lire per lasciare la propria casa, consentiva ad altri di
affittare le case vuote.
Quando
dico che è più facile per un cammello passare per una cruna di un ago
che per un napoletano entrare nel Regno dei Cieli, non mi riferisco
all’abitante di Napoli, ma a quelle persone, che come i napoletani,
sono seduti su una situazione esplosiva e che non fanno nulla per
cambiare la propria realtà. Credono di essere svegli, mentre sono
ancora lì seduti su un vulcano.
Ma perché accade
ciò?
Al giorno d’oggi l’etica è così degradata da non
essere più percepita come strumento di recupero e di rivalsa
dell’Essere spirituale. Non si vuole ancora comprendere che l’anima di
ognuno è un registratore che tiene i conti tra le necessità dello
spirito e quello del nostro operato. Quando il livello di degrado
dell’etica diviene particolarmente elevato, l’Essere spirituale entra
in una sorta di assopimento al punto tale di sentirsi così indegno da
non voler più agire per porre rimedio alla propria situazione. Per
questo che lì dove non c’è più speranza, o dove non c’è più voglia di
lottare per vivere, significa che ci sono state troppe azioni fuori
etica. Quindi, se una persona si sente in colpa (ma può anche giungere
a non sentirsi più tale tanto si è incallita) per non aver chiesto lo
scontrino, per aver buttato carta per terra, per non essere intervenuto
quando era il caso di intervenire, ecco che allora vede crollare la sua
responsabilità nei confronti del sistema in cui si trova e quindi della
vita. Entra in uno stato di oblio, in cui in maniera nascosta anche
alla sua coscienza, l’unico obiettivo è la morte, lo scomparire dal
sistema che lo ospita per non continuare a fare danni in esso. Spesso
queste persone sono molto logiche, poiché essendo
le persone logiche impegnate su calcoli del passato per costruire il
proprio futuro, sono di fatto assenti dal tempo presente, l’unico
momento in cui si può essere vivi. Quando una persona è così
addormentata è molto più facile per un
cammello passare attraverso una cruna dell’ago che tentare di
svegliarla.
Ritornando alla mia città credo che chiunque abbia
il benché minimo senso di responsabilità verso la propria vita,
dovrebbe fare la scelta di allontanarsi da una bomba che se esplode
liofilizza tutti. Qui non è questione di fuggire o di sentirsi
vigliacchi; qui si tratta di mettere in salvo il primo elemento
necessario per essere presente in questo universo: il proprio corpo.
Il Bronx è un quartiere di una città - New York -
che è pericoloso o in mano alla criminalità, ma terribile a dirsi,
Napoli è una città in cui la criminalità non è delegata in un solo
quartiere, ma è profondamente presente nell’intimo di quasi tutte le
cose manifeste: è una città Bronx. Allora, se è vero come è vero che la
propria anima ti mette nel posto più adatto per te, il significato del
nascere a Napoli potrebbe e dovrebbe essere che i napoletani, per
quanto meravigliosi ed affascinanti siano, sono cocciuti al punto tale (uso
una frase di Edoardo Bennato) che per scuotere la gente non bastano i
discorsi, ma ci vogliono le bombe ... che li
liofilizzano.
Sto parlando del perché una persona non fa più
nulla per risolvere la propria situazione. Sto parlando di apatia
correlata ad indegnità. Indegnità significa, in definitiva, non
meritarselo poiché si sente di aver sbagliato troppo. Ma continuando a
rimanere lì dove si è si continua ad essere in dispari con la vita.
Errare è umano, continuare ad essere a Napoli è diabolico...
Ora una raccomandazione importantissima: andate a
visitare Napoli, una delle città più belle del mondo e conoscete i
napoletani; sono persone di cui fidarsi e stare insieme a loro allieta
la vita. Ma a Napoli andateci da turisti.
Castel
dell'Ovo e Piazza Plebiscito
Il
Cristo velato nella Cappella di Sansevero
visione
notturna
interni
di Palazzo Reale
Arcangelo Miranda
©
copyright 2006 Arcangelo Miranda – è consentita la pubblicazione con
l’obbligo di inserire anche un link attivo